domenica 10 aprile 2011

Sant’Antioco un angolo di paradiso sulla costa sudoccidentale della Sardegna

Ventosa, appartata, incontaminata: l’isola di Sant’Antioco è un angolo di paradiso sulla costa sudoccidentale della Sardegna, defilata e tranquilla, dove paesaggi autentici e selvaggi, senza strade né costruzioni, si alternano a dune di sabbia lambite da un mare che offre incredibili giochi di colore, dal blu intenso al largo al verde smeraldo vicino alla costa, e profumi mediterranei.

L’isola maggiore del Sulcis Iglesiente regala incantevoli scorci soprattutto lungo la costa occidentale, battuta dal maestrale e famosa per le mareggiate che portano fino a riva i bissi, i più grandi molluschi del Mediterraneo, ma anche piacevoli baie e litorali bianchi, come Spiaggia Grande, un chilometro di sabbia fine, frequentata dagli appassionati di windsurf e kitesurf, e Le Saline, proprio di fronte all’isola di San Pietro, dove le dune di sabbia ricoperte di ginepri e di macchia mediterranea sono il regno naturalistico dei birdwatcher. La spiaggia è preceduta da stagni e piccole lagune che creano un delicato ecosistema, habitat per diverse specie di piante endemiche e di bellissimi uccelli, come i fenicotteri rosa, gli aironi cinerini e i falchi di palude. Da questo versante, inoltre, è piacevole fare escursioni in barca o con il gommone per avvistare delfini e balenottere o semplicemente passeggiare sul litorale di Calasetta, borgo a nord dell’isola, e rilassarsi a Sottotorre, distesa di 400 metri di sabbia bianca, attrezzata e lambita da acqua pulitissima e trasparente che si raggiunge a piedi dal centro del villaggio.

Scendendo verso Sant’Antioco la costa diventa più frastagliata e rocciosa e nasconde tra sassi e scogli i resti della settecentesca tonnara di Perdas Nieddas (Pietre Nere), attiva fino al 1932, la cui casa padronale, circondata da un grande giardino, si può affittare tutto l’anno. Domina il paesaggio il faro di Mangiabarche, che nonostante il nome dal 1939 rassicura i naviganti lungo tutta la costa. E’ un’esperienza bellissima poter navigare lungo il litorale e godere della bellezza selvaggia dei tratti più impervi con le alte scogliere, ricche di anfratti e di insenature come i Grottoni, vicino a Il Nido dei Passeri, o come Porto Sciusciau, molto più a sud.

A metà della costa occidentale si apre Cala Lunga, circondata da scogliere ricoperte di macchia e canneti, dove è bene fare un sosta per poter ammirare la bellezza della sua spiaggia che si raggiunge dal mare o dall’interno percorrendo una stradina bianca. E’ uno spettacolo da non perdere soprattutto per la sua sabbia, formata da frammenti di corallo rosso, che la rendono unica e affascinante, e per i suoi fondali bassi.

Sempre più a sud si arriva a Cala della Signora, già nel territorio di Sant’Antioco, che si raggiunge a piedi con un ripido sentiero. Qui non c’è sabbia ma si estendono scogli piatti e lisci dalla forma bizzarra, frastagliati dal vento e dall’acqua del mare. Scogliere di basalto e tufo circondano anche l’incantevole baia di Cala Sapone (il nome si riferisce alla divinità fenicia Baal Safon, generatrice dei venti forti), che sorge tra ginepri, lentischi, mirto e palme nane. La zona era frequentata dai Fenici, che qui andavano a pesca di tonni, una lunga tradizione testimoniata oggi dai tanti resti di tonnare, disseminati lunga la costa. Non lontano si distendono due spiaggette meravigliose, due angoli caraibici: Maladroxia e Coaquaddus.

Nell’entroterra di Cala Sapone si possono ammirare due magnifici siti archeologici: il complesso nuragico di Grutt'i Acqua e una delle più importanti tombe dei giganti Su Niu ’e Su Crobu (il Nido del Corvo), in località Poggio Mezzaluna, costituita da un corpo tombale absidato, un corridoio funerario e un prospetto architettonico che si apre ad emiciclo. Il villaggio di Grutt'i Acqua presenta un nuraghe al centro e, intorno, capanne circolari di pietra, una della quali è ancora intatta. Accanto si trova un locale sotterraneo che forse era un deposito di provviste e i resti di una cisterna scavata nella roccia che si pensa servisse per abbeverare il bestiame. A valle del nuraghe c'è un pozzo sacro, costruzione destinata al culto, che raccoglieva e proteggeva le acque sorgive. Tornando verso il mare resta da vedere Capo Sperone, estrema punta sud di Sant’Antioco, dove in località Sa Guardia de su Turcu si trovano i suggestivi ruderi dell’ottocentesco Semaforo, ex stazione radiotelegrafo della Regia Marina, attiva fino al 1957. Da qui il panorama è bellissimo e la vista spazia su un ampio tratto di mare, punteggiato di scogli e isolotti.http://www.ansa.it

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