domenica 20 giugno 2010

Le due anime di Marrakech

Il colore rosso della terra del Marocco che accende le tonalità delle mura che avvolgono la Medina, la città antica: è questo il primo colpo d’occhio che Marrakech, città calda, magica, quasi irreale, offre al visitatore.

Ma dopo aver varcato una delle porte che conducono all’interno dell’antico fortilizio ci si trova subito immersi nell’Oriente africano, fatto di odori, colori, suoni. Marrakech ha un clima mite tutto l’anno e si presenta con un volto di intense sfumature: la terra rosso ocra di cui sono fatte le case richiama le tonalità del deserto poco distante, ma contrasta con la corona delle vette dell’Atlante, innevate nei mesi invernali e cosparse di verde nel corso dell’anno.

Appena si entra in città, subito ci si immerge nell’allegro caos della medina, con stradine e vicoli presi d’assalto da un brulichio di passanti, tra carretti trainati da asini, ciclisti spericolati e folli ciclomotoristi. Tutto questo è insaporito dalla sorridente accoglienza e dalla cordialità marocchine. Marrakech è composta da due parti distinte, quasi due anime o due volti distinti: da un lato la medina, la zona antica e di grande suggestione, dall’altra la ville nouvelle, o città nuova.

La medina è circondata da un perimetro di mura rosate alte otto metri, che hanno dato al Marrakech l’appellativo di “città rosa”, Sono costruite in argilla disseccata ed interrotte frequentemente da torri di fortificazione, erette verso il XII secolo e smantellate più volte nei successivi assedi subiti dalla città. Questa parte della città non è stata costruita secondo uno schema urbanistico, ma si presenta come un intricato dedalo di vie, costellate da minuscole botteghe in cui si possono trovare i prodotti locali. L’artigianato di Marrakech è vario e spazia dalle stoffe ai tappeti, alla lavorazione della pelle, agli oggetti in legno e ferro battuto. Qui, chi vuole fare acquisti deve prepararsi a mercanteggiare sul prezzo di ogni oggetto: si tratta praticamente di un obbligo e non farlo, oltre che essere dispendioso, è considerato un gesto di scortesia.

Il punto centrale della medina è Piazza Djemaa el Fna, cuore magico della città: qui si muovono saltimbanchi, donne che disegnano figure sulla pelle con l’hennè, incantatori di serpenti, suonatori di tamburi e venditori dei prodotti più strani, persino denti e dentiere. Verso sera la piazza si anima di ristorantini mobili, dove è possibile gustare tradizionali piatti marocchini mentre si sta seduti su uno sgabello e avvolti dal fumo delle braci di cottura. Il souk, cioè il mercato, è invece un dedalo intricato, suddiviso in zone in base alla tipologia del prodotto artigianale che viene venduto o lavorato. Ad esempio c’è un quartiere per gli artigiani che lavorano ferro, bronzo e rame, oppure il souk di Laghzal, tipico per la produzione della lana, o anche El Batna, conosciuto per la conceria e la lavorazione di pelli, e quello di Zarbia, il souk dei tappeti.

Ovunque ci si imbatte in botteghe che vendono spezie, con un’esposizione di contenitori di acciaio da cui escono variopinte montagnole coniche di zafferano e vaniglia. Ai piedi di questi contenitori si trovano cesti ricchi di frutta secca dai mille colori. Chi vuole acquistare le spezie farà meglio però a preferire i prodotti chiusi nei barattoli e custoditi all’interno delle botteghe. A più riprese, nel corso della giornata, si fa sentire dall’alto del minareto della moschea più vicina il richiamo del muezzin che invita alla preghiera.

La medina è anche la zona della città in cui si trovano i monumenti più importanti, tra cui il minareto della Koutoubia o moschea dei librai, la cui originaria costruzione risale al XII secolo, in stile ispanico-moresco e simbolo della città. Questo monumento presenta decorazioni differenti per ogni facciata e una cupola della torre su cui si trovano tre grandi bolle: secondo la leggenda sono prodotto della fusione dei gioielli della moglie di Yacoub-el-Mansour, colui che terminò la costruzione della moschea.
Altri monumenti che meritano una visita sono il palazzo della Bahia, fatto costruire dal gran vizir Ba Hamed nel XIX secolo, la moschea di Ben Youssef, sita vicino alla Medersa, scuola coranica di alto prestigio, il parco della Manara.

La Ville nouvelle è invece la parte nuova della città, sviluppatasi sotto il protettorato francese a partire dal 1912. A nord della medina e della Ville nouvelle si accede alla Palmeira. In questa zona si trova il Giardino Majorelle, con piante di rara bellezza provenienti da tutto il mondo. Il giardino prende il nome dal fondatore, il pittore Jacques Majorelle, figlio del più famoso ebanista francese Liberty, Louis Majorelle. Il giardino ha ritrovato il suo originario splendore dopo l’acquisto, negli anni Settanta, da parte di Yves Saint Laurent, che ha lasciato un fondo per il suo mantenimento e che ha disposto che le sue ceneri riposino in un piccolo mausoleo tra le piante. Oggi la Palmeira è sede di lussuosi riad ed hotel, campi da golf e locali turistici, dove si può mangiare sotto tende berbere e gustarne le specialità tradizionali. Dopo la cena è possibile assistere ad uno spettacolo di danze berbere e corse dei cavalli, che simulano gli inseguimenti di attacco tipiche dei berberi.

Per chi deve alloggiare a Marrakech, un’alternativa interessante agli alberghi internazionali è costituita dai Riad, lussuose abitazioni a pianta quadrata, privi di finestre sui lati esterni: porte e inferriate si affacciano sulla corte interna, spesso arricchita con preziose decorazioni e fontane. I riad ospitano anche ristoranti in cui è possibile assaggiare i piatti tipici nazionali, tra cui il coucous e il tajine.
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