martedì 18 maggio 2010

Un mare di Coralli

Coralli sempre più osservati speciali. Gli scienziati infatti confermano i seri rischi di estinzioni locali di questa specie tra le più semplici del regno animale ma tra le più significative per la biodiversità degli ecosistemi marini.

Così, ad un anno dall'avvio dei progetti di ricerca europei 'Hermione' e 'Comp', che vedono impegnati centinaia di ricercatori europei tra cui decine di italiani, sono partiti negli acquari scientifici di Villefranche e Monaco delicati studi su specie di coralli che vivono a grandi profondità nell'alto Mediterraneo. Le specie sono state raccolte nel corso di due missioni oceanografiche nelle aree del canale di Sicilia e del basso Adriatico appena concluse.


"Con queste ricerche abbiamo l'obiettivo di poter comprendere i danni procurati ai coralli dalla progressiva acidificazione in atto nei mari per prevenirne l'estizione locale" afferma all'ADNKRONOS l'esperto del Cnr Marco Taviani, scienziato dell'Istituto di Scienze Marine (Ismar-Cnr), nel team europeo di ricerca. "I coralli -afferma ancora Taviani- sono creature preziose per la catena alimentare e la biodiversità di mari e oceani, ecosistemi sempre più sotto attacco".

"Dopo le prime due crociere oceanografiche, partite nella primavera del 2009, ed in cui abbiamo raccolto coralli a 500-600 metri di profondità nelle aree del Canale di Sicilia e nel basso Adriatico, ora -riferisce lo scienziato del Cnr- stanno partendo le prime ricerche per studiare gli effetti dell'acidificazione sui coralli". E non solo. "Lo stato di salute dei coralli -aggiunge- è sempre più a rischio anche per diverse altre cause".

"Il riscaldamento globale e l'acidificazione delle acque marine stanno procedendo e le scogliere coralline, che hanno uno scheletro di carbonato di calcio, sono quindi particolarmente vulnerabili" spiega ancora Taviani. Ma a mettere a rischio la salute dei coralli è anche "lo stress prodotto dall'eccesso di pesca, l'urbanistica dissennata nei territori più battuti dal turismo internazionale e l'aumento dell'uso dei territori costieri da parte dell'uomo".

"I coralli sono molto diffusi, le persone conoscono maggiormente le barriere coralline ma non sono le uniche espressioni di questa specie" sottolinea il ricercatore del Cnr, tra i maggiori esperti di coralli di profondità. "Ci sono infatti -prosegue ancora Taviani- coralli apparentemente più modesti che vivivono a centinaia di metri di profondità, anche in ambienti espremi come l'Artico e l'Antartide, la cui funzione sugli ecosistemi marini è ugualmente molto delicata".

"Questa specie -spiega lo scienziato- è infatti una parte essenziale degli ecosistemi marini perché i coralli svolgono importanti funzioni sia nella catena alimentare che per lo sviluppo di altre specie. Fra i rami dei coralli, infatti, si rifugiano i piccoli di rare specie ittiche per tutta la durata del loro sviluppo, fino al raggiungimento dell'età adulta". Un'abitudine naturale che porta vantaggi allo sviluppo di economie locali.

Taviani infatti sottolinea come "ogni gruppo di coralli ha un suo ruolo nell'ecosistema in cui vive, ruolo che spesso coincide anche con l'economia della pesca perché fra i coralli, appunto, si riparano, in piccola età, specie ittiche preziose per il mercato della pesca. Se questi piccoli perdessero i loro rifugi, non riuscirebbero a eludere i predatori, non potendo così arrivare all'età adulta. E sono solo gli adulti di molte specie che prendono il mare aperto, dove l'uomo pesca incrementando un settore importante delle nostre economie". Ma non solo.

Taviani infatti ricorda anche "l'azione di scudo delle coste" che svolgono i coralli, "proteggendo interi territori da venti e mareggiate". Molte le aree in cui si sta rivelando il rischio di estinzioni locali di coralli. "Tra le aree oggi a maggiore rischio di estinzione per i coralli al primo posto -riferisce l'esperto del Cnr- c'è tutta l'area del Sud Est asiatico, specie le Filippine, l'Indonesia, la Birmania e la Cina meridionale. Da queste aree arrivano dati sconcertanti anche a causa delle continue necessita' di sviluppo delle popolazioni locali".

A rischio però sono anche gli habitat dei coralli "dell'Africa orientale, nella zona tropicale" riferisce Taviani. Che taglia corto. "I coralli sono come la foresta dell'Amazzonia sulla terra ferma: perderli significa compromettere delicati equilibri naturali, danni di cui ancora non conosciamo le conseguenze per l'uomo e per il pianeta". http://www.adnkronos.com/IGN/

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