martedì 27 aprile 2010

Milano ed i suoi sotterranei misteriosi

Milano è anche città del mistero. Le modelle che sfilano lungo le sue strade mondane o gli azionisti che, febbricitanti, si spostano verso la Borsa con la loro ventiquattrore, forse non sanno che sotto i loro piedi, e lontano dai loro occhi, si cela una miriade di cunicoli, pozzi, canali e ricoveri antiaerei esplorati negli ultimi decenni dal gruppo Scam (Speleologia Cavità Artificiali di Milano - www.milanosotterranea.com).

Tra le attrazioni principali, ci sono i passaggi segreti del Castello Sforzesco di Porta Giovia, al di sotto del cortile di Piazza d’Armi. “Si calcola che vi fosse uno sviluppo lineare di oltre 3mila metri di sotterranei, per una superficie di circa 10mila metri quadrati, compresi i canali che sottopassavano i fossati esterni per rifornire d’acqua i fossati interni”, spiega Gianluca Padovan, presidente del gruppo Scam e della Federazione Nazionale Cavità Artificiali. La parte più imponente e interessante dei sotterranei del castello è il circuito della Strada Coperta Segreta con le sue diramazioni, quasi tutte conducenti alle postazioni d’artiglieria della cosiddetta Ghirlanda. Tra la Piazza d’Armi e la Corte Ducale con la Rocchetta c’è poi il cosiddetto Fossato Morto, al di sotto del quale si possono percorrere i due tronconi di un cunicolo.

Ci sono poi i rifugi antiaerei, dove la popolazione milanese ha trovato riparo nel corso della Seconda Guerra mondiale. In tutta la città, si contano circa 15mila ricoveri privati e oltre 100 rifugi pubblici e scolastici, per una superficie di oltre 1 milione di metri quadrati. Migliaia di pendolari e turisti ogni giorno al loro arrivo “calpestano”, senza saperlo, il ricovero antiaereo della Stazione Centrale, ancora oggi quasi completamente integro nella sua originaria struttura. Costruito in mattoni e calcestruzzo armato, è composto da due gallerie parallele, ognuna lunga 250 metri e larga 4 metri, con volta a botte, comunicanti mediante brevi corridoi. Tra le recenti scoperte, il rifugio in Piazza Grandi e quello in via Falck nel comune di Sesto San Giovanni.

La Milano sotterranea riaffiora in un altro dei suoi luoghi più famosi: i Navigli, oggi meta di spicco della movida giovanile; un tempo rete idroviaria e difensiva che cingeva e percorreva la città. Dell’antico impianto dei canali urbani sopravvivono, visibili e in funzione, solo il Naviglio Grande, il Naviglio Pavese, la Darsena di Porta Ticinese e il Naviglio Martesana. Nel sottosuolo rimangono alcuni chilometri di canali, non percorribili a causa del degrado in cui versano.

Altra categoria di cavità sotterranee sono i pozzi:“Svariate migliaia” in tutto il capoluogo lombardo, sostiene Padovan, dato che “la falda acquifera un tempo era molto vicina alla superficie”. Non mancano a tale proposito le leggende. Una in particolare riguarda proprio il Duomo di Milano. Si dice infatti che, nello spazio riservato al Coro, siano state occultate le bocche di pozzi profondi che, come in alcuni luoghi di culto antichi, non sarebbero serviti ad attingere acqua ma a captare le energie telluriche. I resti di alcuni luoghi di culto antichi riguardano il mitreo di San Giovanni in Conca, a Piazza Missori, e il cosiddetto Tempio della Notte, nel Parco di Villa Ottolenghi-Battyani-Finzi, nel quartiere di Gorla. http://www.ansa.it/


“Tempio della Notte”
Nel Parco di Villa Ottolenghi-Battyani-Finzi, nel quartiere di Gorla, sopravvivono due strutture di puro gusto neoclassico. Abbiamo il Tempietto dell’Innocenza, alla luce del sole, composto da otto colonne che non sorreggono più l’originaria volta a catino ma sono, invece, strangolate dal glicine. L’altra è sotterranea, quasi misteriosa e richiamerebbe riunioni massoniche e altri riti ancora. Oppure, con ogni probabilità, solo scappate amorose al riparo da sguardi indiscreti e dalla prima calura milanese nel tempo dell’amore: la primavera.
Nel 2005 lo speleologo Andrea Thum nota nel parco un modesto rilievo, una “collinetta”. Alla sommità un’apertura circolare coronata da una bassa ghiera in mattoni chiusa da una pesante grata lascia scorgere al suo interno un ambiente ipogeo perimetrato da colonne. Il primo aprile dell’anno successivo scattano le operazioni, dietro autorizzazione del Comune: non un pesce d’aprile, ma un ipogeo reale, tangibile, si apre agli occhi degli speleologi che smurano uno degli accessi. Corridoi in mattoni e blocchi di conglomerato danno al tutto l’aspetto di una grotta. Ogni cunicolo conduce al centro: al Tempio della Notte. A pianta circolare, il Tempio ha una struttura a doppia parete e copertura a cupola comunicante con l’esterno attraverso un oculo sommitale da cui proviene la luce. Alla muratura perimetrale interna sono addossate otto colonne di marmo bianco con capitello di ordine Corinzio. I pavimenti, purtroppo sono ovunque coperti di terriccio e di rifiuti. L’importanza storica ed artistica del monumento, al momento unico nel suo genere a Milano, deve fare riflettere sulla necessità di un intervento di recupero e di valorizzazione.
Indagini più approfondite ricondurrebbero il tutto ad una antica ghiacciaia, poi trasformata in grotta e in Tempio, tanto da corrispondere a quanto dettato da Ercole Silva nel suo trattato “Dell’arte de’ giardini inglesi”, edito a Milano nel 1813. 2  http://www.milanosotterranea.com/

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